lunedì 15 novembre 2010

Sogno II

Sogno spesso di essere in un villaggio turistico in cui non credo d’esser mai stato. Uno di quelli ignobili, vicini al mare, probabilmente in un posto infimo o forse in una località bellissima. Chi può dirlo, son tutti uguali.
C’è sempre una piscina ed è sempre fredda e sporca. Le foglie galleggiano in superficie e s’ammucchiano in disgustosi aloni castano marcio sul fondo. Ci sono io e faccio il bagno, ma solo per poco.
C’è un campo da tennis, anche questo sudicio e in disuso. La rete è strappata, ragazzacci corrono ovunque sollevando la polvere alla luce dei pochi lampioni sbilenchi. È un paesaggio tetro, eppure m’è tutt’altro che estraneo, quasi non credo di farci caso.
C’è una lunga corda, protesa dal cielo, ancorata chissà dove nel buio e un cappio cui è appeso un grande lenzuolo nero, da cui fuoriescono dei piedi. Delle zampe, forse. Umane e non umane, scheletriche. Sembrano essere in legno e ondeggiano piano nel vento. È un impiccato.
E ho paura e sveglio S. e, convinto d’essere ormai desto, gli chiedo se anche lui sta sognando quello che sto sognando io e mi risponde di sì, di star fermo e in silenzio, perché Lei ci vede. Ritrovo la calma e allora lui aggiunge: “L’abbiamo sconfitta, te l’avevo detto, l’abbiamo sconfitta”.

Boh.



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