mercoledì 3 novembre 2010

Sogno I

Ho sognato di essere su una spiaggia sabbiosa in compagnia di mia madre. Una spiaggia che non credo esista, in cui non credo d'esser mai stato, almeno. Eppure penso sia ricorrente nelle mie fantasie. 
E c'è un albergo dal design improbabile, ma sofisticato. Neanche quello credo esista, eppure io lì mi sento sempre a casa.
E c'è questa piscina, una grande piscina a forma di utero, con il balcone del piano superiore aggettante, sagomato secondo la vasca. Un orrore per gli occhi, chissà perché così brutto.
E poi una via segreta, tra i cespugli, sotto dei rovi, che porta al mare attraversando una strada insabbiata, per nulla trafficata, direi deserta. 
E noi tutti si attraversa, io e una folla ignota eppure familiare. E io li guido lì, al mare. E loro sorridono e affrettano il passo.
E c'è un uomo sul ciglio della strada, con un'auto sudicia e parla un'altra lingua, una lingua che io non conosco, che probabilmente neppure esiste, sebbene io capisca esattamente cosa intende. Mi dice di stare in guardia e non andare e fermarmi e lasciar loro partire. Ma io devo accompagnarli.
E resto fermo a parlar con lui e la folla scompare dietro la scogliera, scendendo verso il mare. L'uomo mi spiega che quello lì che ora vedo, un lungo parallelepipedo di legno scuro, è un missile che avrebbe dovuto sterminare tutti quelli "dell'Altro Mondo". 
E io non capisco e mi domando -e gli domando - come potesse un oggetto simile arrivare a uccider tutti. E questi ride senza rispondere.









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